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Che cosa aspettarsi alla prima gara di fitwalking? Consigli e strategie per superare l’emozione iniziale

📅 14 Agosto 2026✍️ di Leonardo Vassari⏱️ 5 min di lettura

La prima gara di fitwalking è un piccolo terremoto emotivo: pettorale tra le mani, cronometraggio al polso, voci che rimbalzano in griglia. L’ho visto decine di volte e ci sono passato anch’io. Con un po’ di metodo, quell’agitazione si trasforma in energia pulita. Qui trovi cosa aspettarti, come impostare la giornata e quali errori evitare per partire col piede giusto.

Prima del via: logistica, pettorale e posizionamento

Arriva con almeno un’ora di anticipo. Ritiri il pettorale, controlli il chip (di solito è integrato o legato alla scarpa) e ti orienti: bagni, deposito borse, griglie di partenza. In molte manifestazioni il fitwalking parte insieme ai runner non competitivi: niente panico, basta tenere la destra e mantenere la linea senza zigzag.

Molte gare sono organizzate sotto l’egida della Federazione Italiana di Atletica Leggera e riconosciute dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano. Questo significa percorsi segnati, ristori ogni 5 km circa e assistenza. Leggi sempre il regolamento dell’evento: qualche gara chiede di indossare il pettorale ben visibile sul petto e di restare sul lato destro, lasciando la corsia centrale a chi corre.

Mi è capitato di recente di accompagnare una lettrice, Anna, alla sua prima 10 km di fitwalking. La differenza l’hanno fatta due dettagli: spilli già fissati al pettorale la sera prima e 10 minuti di riscaldamento semplice (cammino sciolto + mobilità di caviglie e anche). Siamo entrati in griglia sereni, senza corse all’ultimo.

Riscaldamento e routine anti-ansia

Dieci-quindici minuti sono sufficienti. Parti con 5 minuti di camminata sciolta, poi 3-4 esercizi di mobilità: circonduzioni di caviglie, anche, spalle. Chiudi con 3 allunghi di 40-50 metri a ritmo gara, concentrandoti sulla postura. Nel frattempo, bevi a piccoli sorsi e fai un ultimo passaggio ai bagni: sembra banale, ma toglie un pensiero.

Per gestire l’emozione, uso una routine semplice: respiro 4-4 (inspiro per 4 passi, espiro per 4), visualizzo il primo chilometro e ripeto una frase guida: “Passo corto, braccia sveglie”. È pratica, non motivazione astratta. Funziona perché ti riporta nel corpo.

Tecnica e ritmo: come non bruciarti nei primi 2 km

Il fitwalking vive di economia del gesto. Schiena alta, sguardo all’orizzonte, braccia che oscillano compatte a 90 gradi, mani rilassate. Passo corto e frequenza regolare sono meglio di falcate lunghe e disordinate. La spinta parte dal piede dietro, che si stacca con decisione.

Al via, lascia che i più veloci scorrano: imposta il tuo ritmo di conversazione, quello in cui potresti dire una frase senza affanno. Se usi un GPS, punta a un ritmo che in allenamento riuscivi a tenere per almeno 30-40 minuti continui. Se non hai riferimenti, usa il respiro: se perdi la capacità di parlare a frasi brevi, stai esagerando.

Un lettore mi ha chiesto: “E in salita?” Accorcia ulteriormente il passo, aumenta leggermente la frequenza e inclina il busto di un paio di gradi in avanti, senza collassare. In discesa, controlla: niente passi lunghissimi, pensa a “metronomo” e non cercare velocità gratis che poi paghi.

Idratazione e gestione dei ristori

Ai ristori prendi il bicchiere dal bordo, fai due sorsi e riparti. Se fa caldo, bagna i polsi. Sotto i 10 km puoi anche fare a meno dei sali, ma se sudi molto valuta una bustina di minerali diluita in borraccia morbida. Evita esperimenti: quello che non hai provato in allenamento, lascialo stare.

Una dritta pratica: se il tavolo dei ristori è affollato, mira agli ultimi metri del punto di distribuzione. Ci arriva meno gente e perdi meno tempo. Nel post-gara, recupera con acqua e una fonte di carboidrati semplici (banana, pane e marmellata) entro 30 minuti.

Errori tipici da evitare

  • Partire sopra ritmo per farsi trascinare dall’adrenalina e pagarlo dal terzo chilometro.
  • Zigzag tra i partecipanti: sprechi energie e rischi contatti.
  • Scarpe nuove il giorno della gara: fi blando la pelle, ma la gara non perdona.
  • Saltare il riscaldamento: il corpo “gratta” per metà percorso.
  • Bere troppo tutto insieme al primo ristoro: crampi assicurati.
  • Guardare solo l’orologio: dimentichi il corpo e la tecnica si scompone.

Strategia mentale: dividi il percorso in blocchi

Spezzare la gara in segmenti aiuta. Sulle 10 km, penso 3-4-3: primi 3 km di assestamento, 4 km in cui confermo il ritmo e lavoro sulla tecnica, ultimi 3 km in cui, se c’è margine, aumento la frequenza del passo di un filo. È un trucco semplice per non farsi schiacciare dalla distanza.

Quando senti il calo, trova un punto visivo 50-100 metri avanti e “aggancialo”. Arrivato lì, scegline un altro. Due-tre ancore mentali e superi il momento.

Check-list dell’ultimo minuto

  • Scarpe già rodate e calze tecniche asciutte di ricambio.
  • Pettorale fissato con 4 spille o portapettorale; chip verificato.
  • Vaselina o crema anti-sfregamento per piedi e ascelle.
  • Borraccia morbida o cintura con flask se fa caldo.
  • Documento e contanti per iscrizione o parcheggio.
  • Snack leggero post-gara (banana, barretta semplice).
  • Cappellino e occhiali da sole, se previsto sole.
  • Maglia asciutta per il rientro.

Dopo l’arrivo: defaticamento e prevenzione infortuni

Non fermarti di colpo. Cinque-otto minuti di camminata lenta e qualche esercizio dinamico per polpacci e anche riducono l’indolenzimento. Bevi a piccoli sorsi, mangia qualcosa di leggero e annota due dati: come hai gestito il ritmo e dove sei andato in difficoltà. Sono oro per la prossima gara.

Un lettore mi ha chiesto se è normale sentire caviglie rigide il giorno dopo. Sì, soprattutto se il fondo era duro. Due cose aiutano: 10 minuti di camminata blanda la sera stessa e il giorno dopo, più mobilità della caviglia (alfabeto con la punta del piede) e automassaggio ai polpacci. Se il fastidio supera i tre giorni o si localizza in un punto preciso, stop e parere di un professionista.

Il caso di Anna: dal panico al personal best

Torno ad Anna. Nei primi due chilometri voleva forzare per “non restare indietro”. Le ho ricordato la frase guida e il respiro. Al quinto chilometro era ancora fresca, abbiamo aumentato la frequenza del passo senza allungarlo. Ha chiuso con un tempo migliore dell’allenamento, sorridendo. La lezione? Con ritmo controllato e tecnica pulita, la prima gara diventa una rampa di lancio, non un muro.

Porta a casa questa sintesi: prepara i dettagli il giorno prima, riscaldati con calma, parti un filo sotto il tuo limite, rispetta la tecnica, idratati con misura e dividi la gara in blocchi. Fai questo e l’emozione iniziale lavorerà per te, non contro di te. Ci vediamo sulla linea di partenza.

Leonardo Vassari

Leonardo ha corso la sua prima maratona a 21 anni e da allora non ha più smesso. Si dedica alla promozione della corsa come strumento di crescita personale e condivide consigli pratici su alimentazione e gestione degli infortuni, frutto della sua esperienza su strada.